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Elaborato tecnico della copertura (ETC): di cosa si tratta

Uno strumento tecnico fondamentale ai fini della sicurezza per gli interventi manutentivi. Scopriamo nel dettaglio i contenuti di questo documento e le responsabilità delle varie figure coinvolte.

Strumento operativo utile ai fini della sicurezza

Attraverso l’introduzione del Fascicolo dell’opera con i primi Decreti sulla sicurezza cantieri il legislatore si poneva l’obiettivo di dotare i fabbricati di strumenti operativi, utili ai fini della sicurezza per gli interventi manutentivi che avrebbero interessato i fabbricati nel corso della loro vita utile.

Nonostante gli obblighi normativi di predisposizione del documento, ed in alcuni casi l’obbligo rafforzativo di consegna dello stesso all’amministrazione comunale al termine dei lavori, non si è riusciti a far diventare il Fascicolo un vero strumento operativo per la sicurezza delle persone.

L’introduzione dell’Elaborato Tecnico della Copertura, comunemente identificato con l’acronimo ETC, ha rappresentato una novità importante ed una ulteriore sottolineatura dell’importanza del Fascicolo dell’opera, di cui lo stesso costituisce una parte significativa.

A quasi venti anni dalla sua introduzione è possibile analizzare obiettivi e risultati ottenuti da questo strumento.

Diffusione ed utilizzo dell’ETC

Dalla introduzione normativa dell’Elaborato tecnico della copertura ad oggi è possibile fare un bilancio sullo strumento tecnico, la sua diffusione e su quello che oggi rappresenta nella gestione della sicurezza di un fabbricato.

Tale bilancio però non può prescindere dall’affrontare il tema della cultura dell’anticaduta, in quanto l’utilizzo operativo e l’applicazione dei contenuti del documento risulta spesso non legato ad obblighi normativi ma esclusivamente alla volontà del committente / gestore della copertura e dell’impresa chiamata ad interventi di manutenzione sulla stessa.

La cultura dell’anticaduta, ovvero la percezione del rischio caduta dall’alto, la formazione degli addetti e l’adozione di procedure di lavoro corrette, si sta affermando molto lentamente. Sono evidenti le resistenze dei vari operatori dei settori costruzioni ed impianti, i più interessati dal rischio caduta dall’alto relativamente ai fabbricati ed alle coperture, e le modalità non corrette con le quali molti addetti operano all’interno dei cantieri o nelle operazioni di manutenzione ed ispezione sono riscontrabili da chiunque. Infatti sempre troppo spesso di rilevano procedure di lavoro incaute o pericolose a fronte del rischio caduta, che periodicamente portano ad eventi infortunistici di gravità medio-alta, dei quali veniamo a conoscenza soltanto in parte dalla cronaca.

Le regioni più virtuose stanno finanziando campagne di sensibilizzazione rivolte a tutti gli attori coinvolti nella sicurezza dei lavori in quota, in particolare agli utilizzatori, che dovrebbero accelerare il processo di acquisizione della giusta cultura. È importante sottolineare che l’adozione di un corretto comportamento da parte degli utilizzatori può indurre tutti i soggetti coinvolti (tecnici, committente/gestore) a rispettare gli adempimenti previsti dalle norme.

Risulta interessante osservare come in alcuni casi di rifiuto ad accedere su una copertura da parte dell’impresa che deve effettuare un’operazione ispettiva o manutentiva costituisca un input molto efficace verso il committente / gestore, che solitamente si attiva nel richiedere ai propri consulenti tecnici la documentazione necessaria ed eventualmente provvedere alla messa in sicurezza della copertura.

In termini di diffusione del documento possiamo affermare che oramai molte coperture di fabbricati sono poste in sicurezza, in particolare mediante l’installazione di dispositivi di ancoraggio e sistemi di protezione anticaduta, ma accade frequentemente che tale messa in sicurezza non risulta accompagnata dalla documentazione completa prevista nell’Elaborato tecnico della copertura.

Tale incongruenza risulta spesso spiegabile dalla mancata conoscenza del documento e degli obblighi normativi da parte dei tecnici e del committente / gestore della copertura.

Molto spesso è il mancato controllo del Direttore dei lavori o del Coordinatore per la sicurezza, nel caso di installazione in interventi edilizi dove presenti queste figure, o la scarsa conoscenza della materia da parte dei tecnici e dell’installatore, a determinare l’incompletezza documentale. Un’altra situazione riscontrabile è l’incongruenza tra quanto previsto nell’ETC e quanto effettivamente presente in copertura. Queste ed altre situazioni di difformità o incongruenza possono portare alla messa fuori servizio dei dispositivi di ancoraggio e, talvolta, alla rimozione degli stessi con la necessità di provvedere alla nuova installazione di dispositivi.

Obbligo di redazione dell’Elaborato Tecnico della Copertura

Ancora oggi l’Italia non risulta omogenea dal punto di vista normativo in merito alla messa in sicurezza delle coperture.

Vi sono molte regioni dotate di normativa specifica, in alcuni casi da considerarsi consolidata, che disciplinano la materia della sicurezza anticaduta sulle coperture ed impongono obblighi di installazione di dispositivi e predisposizione di documenti specifici, anche se il campo di applicazione cambia da una norma all’altra. L’obbligo non deriva dalla sola presenza della norma bensì nasce in occasione di interventi edilizi che interessano la copertura.

Al contempo quasi tutte le regioni hanno recepito lo Schema di Regolamento Edilizio tipo predisposto dalla Conferenza Stato Regioni che prevede nella sua struttura anche che venga disciplinata la sicurezza sulle coperture da predisporre in occasione di interventi edilizi che riguardano la copertura.

Le modalità con le quali le singole regioni ed i singoli comuni disciplinano questo punto sono molto diversificate e spesso non vengono definiti in modo completo i contenuti dell’Elaborato Tecnico della Copertura.

Possiamo comunque affermare che in tutto il territorio nazionale si parla di sicurezza sulle coperture ed in tutti i casi occorre predisporre un documento esaustivo di quanto adottato che non può che essere l’Elaborato tecnico della copertura.

Un riferimento normativo generale a cui fare riferimento è dato dalla norma UNI 11560:2022, rinnovata recentemente, la quale riporta in modo dettagliato quali sono le figure tecniche coinvolte e la documentazione da predisporre in occasione della messa in sicurezza di coperture con dispositivi di ancoraggio permanenti. La norma indica che quanto riportato nella stessa risulta valido anche nel caso di utilizzo di dispositivi rimovibili. Nel corpo normativo si trovano richiamati tutti i documenti da predisporre con particolare evidenza ai documenti progettuali a timbro e firma di tecnico abilitato. Nello specifico al punto 7) si specifica che per le modalità di progettazione e la documentazione da predisporre occorre fare riferimento alle norme regionali o delle province autonome, in assenza di queste è possibile fare riferimento alla norma UNI per le fasi di attuazione dal progetto alla installazione.